12 febbraio 2015

Umafeminità, presentazione a Parma, Bar Cristallo (via Giosuè Carducci, 30B) 28 febbraio, h 20,30








Umafeminità, presentazione a Parma, Bar Cristallo (via Giosuè Carducci, 30B) 28 febbraio h 20,30.
Partecipano: Monica Boretttini, Nadia Cavalera, Maria Concetta Petrollo, Fausta Squatriti, Adam Vaccaro
Musiche al pianoforte di Giovanni Vezzani.


 Umafeminità, Parma,  Bar Cristallo_ locandina

13 novembre 2014

Umafeminità. Cento poet* per un'innovazione linguistico-etica, in uscita nelle librerie


E' in uscita nelle librerie

Umafeminità. Cento poet* per un'innovazione linguistico-etica 
a cura di Nadia Cavalera
Edizioni Joker, € 13,00 

Per gli ordini:
ordini@edizionijoker.com





10 novembre 2014

Maria Pawlikowska-Jasnorzewska, Donna-Icaro e Una vecchia, traduzione di Anna Śnieżyńska




Qualche parola in merito ad un possibile nome polacco per il progetto “Uma-fem-inità”



In polacco risulta difficile coniare un’espressione simile. Ora lo spiego.
“umanità” = “ludzkość”/“człowieczeństwo”;
“ludzkość” è un termine neutro, significa il complesso di uomini e donne, ma anche la natura umana, ovvero le qualità del genere umano; “człowieczeństwo” = la natura umana; tutte quelle qualità proprie dell’uomo
“uomo”= “człowiek”/“mężczyzna”
“człowiek” (“ludzie” al plurale) = termine neutro che indica o un uomo o una donna, senza distinzione di sesso
“mężczyzna” (“mężczyźni” al plurale) = uomo = essere umano di sesso maschile
“kobieta” = donna = essere umano di sesso femminile;
“kobieta” (“człowiek”) + “mężczyzna”( “człowiek”) = “ludzie” (“uomini”) , termine a parte, di una radice diversa, che ingloba entrambi i sessi
Si vede che noi polacchi siamo proprio neutri per quanto riguarda il termine per indicare la specie umana: etimologicamente non viene dalla parola “uomo” nel senso biologico, non ha una matrice linguistica maschile come in italiano, per cui secondo il mio modesto parere risulta impossibile creare il neologismo che interessi il progetto “Umafeminità”. 

Ciò nonostante, approvando l'idea di cambiare il vostro "umanità" (troppo legato nell'origine al termine "uomo") in "umafeminità" (rispettoso della donna),
propongo due poesie della mia poetessa polacca preferita che visse nella prima metà del XX secolo, Maria Pawlikowska-Jasnorzewska, che fu una Donna consapevole dei propri pregi, colma di sensibilità unica e di desideri di cui non si vergognava mai.



Maria Pawlikowska-Jasnorzewska



Kobieta-Ikar
Kobieta-Ikar leci dłużej, bo jest lżejsza.
Powietrze ją unosi i wiatr ją chwyta pod ramię.
Wzlatuje bez nadziei, uśmiechnięta jak gejsza -
po czym spada tak ciężko
                                      jak kamień.
Donna-Icaro
Donna-Icaro vola più a lungo perché non pesa niente.
L’aria la solleva e il vento per il braccio l’afferra.
S’innalza disperata, come una geisha sorridente -
e poi come una pietra cade di piombo
                                                         a terra.


Stara kobieta
Zmęczona, ledwie idzie,
na kiju się opiera,
przejechana przez życie
jak przez złego szofera.
Oblicze jej pocięte
jak gdyby ostrym mieczem,
wśród naszych młodych twarzy
zawiewa średniowieczem.
Jest złamana, pogięta,
pocięta, poorana,
i tylko jej kobiecość
to zagojona rana.
Una Vecchia
Stanca, cammina a stento,
si sostiene con un bastone,
travolta dalla vita,
come un pirata travolge un pedone.
Il suo volto solcato
pare opera di un tagliente pugnale,
tra i nostri volti giovani
ha qualcosa di medievale.
È distrutta, storta,
solcata, scavata,
e solo la sua femminilità
è una ferita cicatrizzata.

03 novembre 2014

Ogni parola vola, di Antonella Barina




OGNI PAROLA VOLA

(Venezia 2011, alle amiche, in occasione 
del Ventennale del Patto 
per un uso non sessista della lingua italiana, Venezia 1991)

Sindaca, dissi senza conoscerla,
grata immaginandola per l’atto mio
di dirla donna e non deluderla
attribuendole genere incoerente.

Meno grata mi fu sul principio
l’assessora, ma fui intransigente.
E declinando il femminile misi
anche il ‘la’ davanti a presidente.

Semplice invece fu l’operatrice,
termine di felice e nuovo conio,
ma forse fui un po’ imprudente
la volta che coniai procuratrice.

Difficoltà non c’era per l’attrice,
ma, a dir ministra il ministro, fu
davvero da sudar sette camice.
E il desk non m’affidarono mai più.

Amica mia! Sai che dispiacere!
Neologismi creando da mane
a sera, trasformai l’ingegnere
in una brillantissima ingegnera.

Noia mortale delle quattro mura
mi portò a impratichirmi del vezzo:
senza paura andavo trasformando
quel mio grezzo misogino presente
in futuro di donna. Anzi: futura.
  
Battezzai avvocata l’avvocato,
ed avvocato l’avvocata trans
che se pure aveva cambiato sesso
avvocato restava per revanche.

Folli universi crea la distonia
del linguaggio calatoci dall’alto,
quando ‘il’ giudice si mette in malattia
perché da doglie vien preso d’assalto.
16 17
Se tu noti, non c’è mai difficoltà
a chiamare una donna lavandaia
e neppure in fondo, se è in galera,
a declinar giostraio con giostraia.

Su tutti c’è un caso che fa scuola
praticando la lingua egualitaria
ed è quando incontri la parola
di uso comune: segretaria.

Nel caso che il soggetto nominato
non sotto, ma al vertice sia posto
dir ‘segretaria’ pare un gran reato:
chiamarla ‘segretario’ sarà imposto.

Allora ti accorgi con stupore
di vivere una favola maligna
dove tra escort che fan gran clamore
buono è il patrigno, mala la matrigna.

Non badarci. Continua a declinare
la donna ‘del’ signore con signora
e prima o poi sentirai chiamare
al femminile, per dottor, dottora.
  
Facile sarebbe cambiare il mondo
mutando solo l’ultima vocale,
invece di parole un girotondo
valor di differenza sessuale
 un giorno afferma, il giorno dopo nega,
sicut giustizia ogni giorno annega.

A un brindisi pertanto ora ti invito
in occasione di questo ventennale,
che la diritta via abbiam seguito
e di sessismo abbiamo fatto scuola.

Ora, dimmi tu se io davvero son
poeta, e non poetessa, creatrice
di linguaggio, grande sacerdotessa
di parola! Ogni parola vola.