13 agosto 2014

Terra amissa, di Raffaele Ragone

Terra amissa
di Raffaele Ragone

Mi colgo a ripensarti preda nuda,
terra di montagna, polvere che suda,
terra scoperta a caso, che innesca
la catena del principio e della fine,
a vagheggiarti, dunque, terra di fragaria,
prodiga nei bocci, segreta nei recessi,
aspra come roccia, dischiusa all’aria.
Invece sei la terra impervia di confine,
astratta, senza l’oltre né l’altrove,
fuori portata, invitta nell’altezza,
dove il vuoto è l’aria che s’inspira.
E devo immaginarti immaginaria,
la terra amissa che mentono che sia,
terra che fosti qui e in ogni dove,
cui pure un dì appartenni, e ch’ebbi mia!

12 agosto 2014

Un altro tipo di Gesù, di Michele Nigro

Un altro tipo di Gesù – A new kind of Jesus
Cristo uomo, Cristo donna... L'immagine di una ipotetica figlia di Dio scandalizza gli affiliati ad una chiesa-setta in via d'estinzione. Si accetta la natura una e trina della divinità ma non quella uomo-donna. La religione cattolica vive di icone standardizzate e intoccabili che hanno il preciso compito di provocare una tristezza catartica e un profondo senso del sacrificio che è storicamente maschio. Trovo questa immagine di un Cristo donna (tratta dal film di Wakamatsu Koji “Violent Virgin”) bellissima e per niente irrispettosa di una falsa sensibilità che ha fatto il suo tempo: un'immagine utile a dimostrare che la distinzione tra un figlio di dio maschio o femmina è del tutto inutile ed esistente solo nella mente fallocratica e fallocentrica di chi desidera una chiesa congelata, bloccata nel tempo e nello spazio, vittima di una visione catechistica della spiritualità. Un'immagine che potrebbe anche rappresentare degnamente le tante donne vittime di femminicidio e che a loro modo sono dei “cristo in croce”. Ma alla donna non si addice il ruolo di protagonista del dolore che cambia il mondo: la donna deve avere il ruolo di madre o tutt’al più di pia donna posta ai margini del progetto, fondamentale coprotagonista, questo è sicuro, indispensabile mezzo di comunicazione con il dio che decide di diventare uomo, portatrice sana di dolore materno, ma mai protagonista fino in fondo. Essere cristiani non dovrebbe significare "smettere di pensare" o adagiarsi sui dogmi, bensì essere anche capaci di esplorare nuove forme di rappresentazione di un messaggio che ognuno può personalizzare senza scandalizzare o scandalizzarsi. Ma le risposte ricevute dopo questa lettura alternativa del messia sono state caratterizzate da posizioni “da manuale”, ineccepibili, dogmatiche, apparentemente logiche nell'ottica di un insegnamento che non può essere alterato... Si tratta di litanie ripetute all’infinito, di immagini ereditate di cui ci si innamora nevroticamente senza percepirne il vero significato trasversale, acquisite frequentando in tenera età le madrasa cattoliche. Immagini approvate dai signori della fede che allontanano, non avvicinano, chi ha una fede vacillante ma curiosa, inflazionando un messaggio bisognoso di un silenzio visivo o di altri scenari umani legati all’esistente e non solo al divino. La risposta da parte dei cosiddetti “uomini di fede” è rappresentata da un muro che non vuole comprendere, ma che impone una “non vista” del mondo. Dietro il rispetto insindacabile e violento per l’immagine del Cristo uomo si nasconde l’incapacità di una religione di occuparsi di spiritualità. Una spiritualità seppellita sotto tonnellate di affreschi famosi, basiliche, marmi pregiati e figure inamovibili e senza pietà. La sete di potere (di un potere semiotico che esclude la polisemia), e non certamente la provvidenza, ha tenuto in piedi nei secoli l’organizzazione umana chiamata chiesa. Te ne accorgi nel momento in cui il bigottismo attecchisce persino nei social network, proponendo nuove inquisizioni informatiche contro chi non è allineato con il dogma e bannando timorosamente immagini scomode ma piene di compassione e amore, come quelle (o forse di più) presenti nei luoghi di culto e approvate dai governanti vaticani. È bello stare al calduccio nel solco sicuro del dogma che è il pannello di controllo dell’autorità! Ed è per questo che paradossalmente, nonostante il forte potere accumulato nei secoli e diluito nel laicato dell’era moderna, la chiesa è in fin dei conti un'istituzione destinata all'estinzione dai cuori e dalle menti della gente che necessita di nuovi significati da dare a una fede lontana e dottrinale. Sì, è vero, vediamo folle che riempiono piazza S. Pietro come prima di un concerto rock: c'è "movimento", c’è gossip, ci sono le televisioni; poi con Papa Francesco veramente si respira (almeno all’apparenza) un’aria rinnovata o potenzialmente rinnovabile; ma il messaggio evangelico (o ciò che ne resta) che dovrebbe essere trasmesso è, nonostante il tanto glorificato Concilio Vaticano II, in avanzato stato di decomposizione da secoli. Se n’è accorto anche questo Papa intelligentissimo che è venuto in soccorso di quello precedente, troppo stanco e incapace di pubblicizzare l’azienda-chiesa, e che sta prendendo decisioni urgenti perché ha capito che il meccanismo non può più funzionare usando solo immagini standard, vecchie formule trite e ritrite approvate da una curia in stile Borgia, e che la gente desidera ascoltare un messaggio trasversale, reale, umano, esistenzialista e non frasi copincollate diligentemente dal catechismo e propinate all'interlocutore di turno tacciato di blasfemia. Dal punto di vista dell’indipendenza dalle figure sacre forse l’Islam appare più progredito rispetto alla religione cattolica: nonostante il pesante carico di un fondamentalismo inventato dagli uomini - non voluto da Dio e usato da governi scellerati - che non ha nulla a che vedere con la religiosità e che purtroppo sta uccidendo il messaggio genuino e pacifico di un Islam affascinante e interessante, i musulmani hanno forse qualche chance in più rispetto ai cattolici nella ricerca di Dio, senza per questo doverlo legare a immagini statiche che influenzano la libertà di spirito dell’osservatore. Ciò che doveva essere sentito, percepito interiormente, è divenuto immaginetta votiva. La chiesa come organizzazione sopravviverà per altri secoli, ne sono certo, ma sopravviverà soprattutto a se stessa rimanendo in stasi e continuando a ospitare e proteggere delle perfette nullità rese forti da un autoritarismo vacuo e prepotente, per non dire stupido. L'evoluzione è un'altra cosa, dolorosa ma necessaria e affascinante nella sua scomodità. Anche la strada verso la santificazione evolverà, stando in piedi, guardando le stelle e non in ginocchio, facendo finta di attendere un miracolo, davanti a un simbolo che è causa di divisioni e non di pace. La chiesa impiegherà i suoi secoli per arrivarci, come al solito. Ma ci arriverà: per sopravvivere tra gli uomini.

04 agosto 2014

Millantanni, di Antonella Doria



da MILLANTANNI, di Antonella Doria

    *

     foco o lingua 
     questo artificio ardente  
     questo fonico fendente
     ha gambe per passare mari
     ha ponti per salvare sogni    
     miraggi che fragili non sono     
     sono dense durevoli parole
     parole enigma maschera
     parole dono e carezza
     parole eros invisibile tonda
     parola indistruttibile  
     C’era una volta …
     e la volta ritorna presente
     ritorna a battere selvaggio
     il cuore  in pancia alla terra
     madre corpo  madre sguardo
     madre braccia culla e canto                                                     
     un movimento circolare
     rinasce il tempo a narrare creare
     mondi  alchimia di parola che    
     senza fine  cura e sana     
    

     *

     sana l’inganno
     del tramonto  il dubbio
     l’incubo di ombre insonni   
     nel tempo delle metropoli     
     nella bruma foresta di corpi    
     abitati  l’anima impietrita
     in occhi di Medusa 
     in un mare sudario
     sana l’affanno
     nel conto gravoso
     dei giorni del guadagno  
     e della perdita  in questa
     materia in corso una partita
     giocata tutta  in difesa
     sana la paura
     matrigna nell’urlo nero  
     della terra nel dolore che dà      
     vita alla vita  instancabile corsa     
     al senso che nel cerchio racchiude       
     il corpo a corpo con la madre 
     sorgente del suo ritorno
    
   


     *

     Vedrai …
     ritorna Mnemόsyne
     ancòra intatto in bocca
     un seme tiene …  viene
     nel passo che serba il colore 
     la forma del segno  segue   
     a occhi chiusi il rivo il verso
     il vento come la prima volta
     a dire il mondo …  come
     la prima aurora  lo stupore
     della parola   ritorna
     camminando verso
     un margine di senso
     con balsami e unguenti
     a ricucire viene lo strappo 
     le macerie in corpo porta
     un cuore selvaggio
     e labbra  e braccia  memoria
     di vita tiene nel ventre nel sole
     nella trama del gioco …  sarà   
     dolce fecondo  l’incontro
    
     Vedrai … …




     AD.
***

02 agosto 2014

Malina, di Ingeborg Bachmann

Un brano (proposto da Paola Nasti) tratto da  Malina, di Ingeborg Bachmann


Verrà un giorno in cui gli uomini avranno gli occhi di oro nero, vedranno la bellezza, saranno liberati dalla sporcizia e da ogni peso, si solleveranno nell’aria, andranno sott’acqua, dimenticheranno i calli e le miserie. Verrà un giorno, saranno liberi, tutti saranno liberi, anche dalla libertà che volevano. Sarà una libertà più grande, sarà oltre ogni limite, sarà per una vita intera….

Verrà un giorno in cui gli uomini riscopriranno le savane e le steppe, sciameranno fuori e metteranno fine alla loro schiavitù, gli animali sotto il sole alto si avvicineranno agli uomini ormai liberi e vivranno in armonia, le tartarughe giganti, gli elefanti, i bisonti, e i re della giungla e del deserto troveranno un accordo con gli uomini liberati, berranno alla stessa acqua, respireranno l’aria purificata, non si sbraneranno, sarà l’inizio, sarà l’inizio di una vita intera…

Verrà un giorno in cui le donne avranno gli occhi di oro rosso, i capelli di oro rosso, e la poesia del loro sesso sarà ricreata…

Verrà un giorno in cui gli uomini avranno occhi di oro rosso e voci siderali, le loro mani saranno fatte per l’amore, e la poesia del loro sesso sarà ricreata…

…e le loro mani saranno fatte per la bontà, prenderanno i beni più grandi con mani innocenti, perché non debbono, gli uomini non debbono, non dovranno aspettare eternamente…

Verrà un giorno in cui le nostre case cadranno, le nostre macchine saranno trasformate in rottami, saremo liberi dagli aerei e dai missili, rinunceremo alla scoperta della ruota e della fissione nucleare, il vento fresco scenderà dalle colline azzurre e ci allargherà il petto, saremo morti e respireremo, sarà la vita intera.
Nei deserti l’acqua si seccherà, potremo andare di nuovo nel deserto e avere le rivelazioni, le savane e le acque nella loro purezza ci inviteranno, i diamanti resteranno nella roccia e ci illumineranno tutti, la foresta vergine ci toglierà dal bosco di notte dei nostri pensieri, cesseremo di pensare e di soffrire, sarà la redenzione.

(da: Ingeborg Bachmann, Malina, pp. 108/125 )

30 luglio 2014

La necessaria parola, di Met Sambiase




La necessaria parola
di Met Sambiase

Misuriamo il benessere occidentale con i grammi dei silenzi
le porte chiuse dietro le bare che si portano a spalla
le declamazioni di coprifuochi lontani
quanto le storie di guerra della tua vecchia nonna che mangiava le bucce di patate
e proteggeva suo cugino disertore nel sottoscala della cucina
aspettando che si liberasse l’aria, l’unico elemento che respira per tutti

abbiamo finito ora di raccogliere l’umanità
contando i profitti variabili delle vendite di  Kalašnikov
che si costruiscono in perfette fabbriche sterilizzate con il ferro e il fuoco
benedizione di tutte le guerre giuste e sante
qui lo dirai - quando tornerai a parlare -
che è solo il male che arriva dappertutto
e non puoi parlare di cose che non conosci
e non hai mai visto i martiri
ma i santi li conosci negli affreschi della chiesa
le figurine di presepi malsicuri s’incarnano ammassandosi
in Palestina o in Kossovo
s’inginocchiano per vivere appena
negli affamati che non ritorneranno più in terra
e negli ostaggi, nei bersagli mobili
fra gli stati canaglia e quelli conigli,
lo spread della distruzione di massa
lo stupro etnico,  la nuova collezione della razza perfetta

la razza umana è il tuo parente povero
la nutria dei fiumi, il passo delle diaspore dietro i monti
il putiferio dei demoni, il vicino che parte di notte
i materassi gettati nei pavimenti di vecchie scuole, la durezza del giudizio
l’organismo perfetto dell’inverno,
qui o in luoghi mai visitati  le storie scoppiano uomini
fin quando non ti concederai di parlare

26 luglio 2014

être /ange, di Paola Nasti



être /ange
(selon J.Lacan)
di Paola Nasti


Non tutta,
 non ancora,
non più.
Mi superi
e non mi raggiungi,
nel mentre
mi colmo di vento,
divento tutta
fuggendo.