01 ottobre 2014

Conclusa l'operazione antologia "Umafeminità", riprende la pubblicazione di altri contributi sul blog

Conclusa il 30 settembre la raccolta dei testi per l'antologia, in numero paritetico (50 poete e 50 poeti), a breve riprenderà la pubblicazione su questo blog di altri autori/autrici che condividono l'iniziativa.
Per l'antologia in cartaceo ci sono  i tempi editoriali.Sui quali vi terrò informati.

31 agosto 2014

L'occhio di Allah, associazione Annassim



L’OCCHIO DI ALLAH

L'occhio raffigurato al centro della mano di Fatima è detto l’occhio di Mashallah ed è un amuleto contro il malocchio che serve a invocare la
protezione di Dio e a proteggere dalle malattie.
 In Marocco si mette in casa
proprio per allontanare le negatività. Nazar Boncuk in Turco, oppure chiamato
in Italiano come "Occhio di Allah", è un oggetto molto tradizionale in Turchia; è una perla di vetro blu utilizzata come talismano per proteggersi dal malocchio. Lungo la storia dell'umanità, in ogni cultura ed in ogni fede religiosa la figura
dell'occhio è concepita come un talismano che scaccia il male.
Tradizionalmente, le perle di Nazar sono fatte di vetro blu, con cerchi bianco,  giallo, e poi blu di nuovo nel centro. Ma oggi ci sono diversi tipi e diversi coloridi Nazar Boncuk che si usano anche per motivi decorativi.
Solitamente, le perle contro il malocchio hanno la forma di un occhio umano,
poiché secondo la tradizione e' la finestra che si apre verso il mondo e
l'occhio e' considerato come il primo punto di partenza dei pensieri buoni o
cattivi. E' per questo che per proteggersi dagli sguardi cattivi o dal malocchio,
si sono usate delle pietre di colore blu che, secondo la credenza popolare,
hanno un potere di assorbire questi sguardi negativi.

La parola Allah si trova nella lingua Sanscrita. Nella lingua Sanscrita Allah, Akka ed Amba sono sinonimi. Significano una Dea o una Madre. Il termine "ALLAH" forma una parte dei canti Sanscriti per invocare la dea Durga, anche conosciuta come Bhavani, Chandi e Mahishasurmardini. La parola Islamica che indica Dio non è quindi un'innovazione (bida), ma è l'antico termine Sanscrito conservato dalla tradizione Islamica. Allah significa Madre o Dea e Madre Dea.


Abbiamo raccolto e riflettuto sui segni e sui simboli portati a noi  dalle donne migranti soprattutto provenienti dall’area mediterranea ,  dal mondo arabo e del Medio oriente                                                                                  
 Abbiamo ascoltato i loro racconti orali  , raccolto oggetti e tradizioni dei loro paesi di provenienza , riflettuto sulla  loro lingua e il  suo valore semantico,
sicchè risulta evidente come siano portatrici inconsapevoli dei segni della Grande Dea   oscurata dal potere della religione monoteista dell’UNICO DIO MASCHIO  e come lo stesso lessico sia stato espropriato e capovolto nel significato, ad eslusiva esaltazione del maschile
                                                                                                                            
Le donne native e migranti di ANNASSIM …
L’occhio della Dea ci è stato portato da Songul dalla Turchia
le fonti orali sono  amiche turche e marocchine
L’impostazione grafica di Donata Vultaggio

25 agosto 2014

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE EGIZIANO, dell'associazione Annassim di Bologna



    LETTERA APERTA  AL PRESIDENTE  EGIZIANO  AL SI SI
      perché l’Egitto torni al suo antico ruolo di faro del medio oriente
      E ALLE DONNE ARABE  DI ORIENTE E DI OCCIDENTE




“Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato
violenze stupri, torture  repressione minacce contro le donne  di tutti i paesi il conflitto israelo palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca,
·         
  •  saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente  e in altre parte del mondo hanno  scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”



Sono nata e cresciuta al Cairo, sposata all’età di 16 anni con un cittadino italiano , sono in Italia da 16 anni  madre di tre figli  Ho la  cittadinanza italiana , ho educato i miei figli nei valori dell’islam e nel riconoscimento e rispetto della civiltà egiziana
Lo scorso anno ho partecipato alle manifestazioni di piazza Taharir  con giovani e donne ed ho sperato in un futuro migliore per il mio paese
In Italia le notizie internazionali arrivano frammentate. E’ difficile avere una visione chiara e corretta   della situazione nei paesi arabi
Ricevo notizie dalle mie sorelle che vivono  in Egitto
Capisco  che non bastano spontanee rivolte di piazza per cambiare la realtà
Capisco che la situazione è complessa e difficile ,
Capisco che si sta determinando un nuovo assetto geopolitico dopo il crollo delle dittature  
ma so anche  che lei  Presidente Al- SI SI  sta attuando dei provvedimenti per favorire le fasce più povere, perché  affrontino con  dignità la fame e la povertà  Di questo il popolo gliene è grato  ma ancora è troppo poco…
Io in Italia  sto sperimentando, anche se fra molte difficoltà materiali,  cosa significhi scegliere la propria vita, avere idee proprie, educare i figli nel rispetto degli altri, nell’osservanza delle leggi, nel non avere paura ad esprimere le proprie idee con dignità  AVERE DEI DIRITTI
Ho una figlia di 16 anni che frequenta il liceo classico con chiari progetti  di suo futuro professionale  .  Ama lo studio e l’impegno.  Ha scelto di velarsi sfidando ogni critica con coraggio e assunzione di responsabilità
.E’ stimata e rispettata anche  per questo.,dai suoi insegnanti compagni e compagne.
 Soffre, come soffro io, per la condizione delle sue amiche coetanee  e  delle donne in  Egitto. Condizione, già tragica, notevolmente peggiorata negli ultimi anni.

Oggi l’Egitto viene considerato paese estremamente a rischio per le donne.
Tacciono le voci di protesta,  di rivendicazione dei diritti più elementari, di libera espressione artistica arte di creatività che pure , in passato,  ci sono arrivate dai paesi del Mahgreb e del medio oriente non esclusa l’Arabia
Le donne anche dai paesi martoriati dalle guerre, hanno elevato in passato,  le loro voci creando  pagine letterarie e scrittura poetica di grande valore,  producendo espressioni artistiche significative

Oggi ci fa male anche  il loro silenzio. Vogliamo romperlo in maniera significativa  per cominciare a lasciare segnali indelebili nel mondo e contribuire a distruggere gli stereotipi culturali  diffusi in occidente contro le donne arabe 
SU QUESTO RIVOLGIAMO UN APPELLO  A COLLEGARCI PER COMINCIARE A RIFLETTERE SULLA POSSIBILITA’  DI ORGANIZZARE UN INCONTRO   SU
ISTRUZIONE E FORMAZIONE DELLE DONNE NEI PAESI ARABI
METODI EDUCATIVI
CREATIVITA’ FEMMINILE : ARTE E LETTERATURA

Sappiamo che è difficile, non solo logisticamente,  ma abbiamo fiducia nelle donne
Attendiamo segnali, disponibilità, scritti, idee
Salam

Hend Ahmed presidente ass.ne Annassim donne native e migranti delle due sponde del Mediterraeo Bologna Italia

21 agosto 2014

Bamboo blues, di Eugenio Lucrezi




Bamboo blues uno
                                                                                       a Pina Bausch, in mortem


Non credo a quel che vedo, la fotografia
scattata quasi a caso, di pomeriggio,
a te che prendi il vento negli ariosi
capelli, e ad Agropoli muovi un impercettibile
passo di danza, torcendo
appena un poco il busto mentre alzi
le braccia all'altezza del viso che si profila
di spalle nel cielo caricato
di sole e di calante azzurrità commossa
e respirante fiati e fiati di vite
diffuse e riposanti nei filacci
d'estate, ad occhi chiusi a fresco,
in memoria del mare,
con le ascelle che bevono luce
moderata alla fine, che accoglie
la grazia del tuo passo, e di tuo figlio
che ti guarda da presso,
dice l'amore incredulo che piangi
a Pina in un istante, e sei tutta
abbraccio intorno al nulla, concentrata.



Bamboo blues due


Le tue ossa flessibili alla fine
pure si piegheranno all'incantesimo
del movimento che cessa fuori del
tempo che adesso le assomiglia
al bamboo blues di prima che anche Pina
morisse. L'archeologo
che ci verrà a cercare si stupisce
già adesso della liscia superficie
dei tuoi due femori felici
intatti e levigati da carezze.

13 agosto 2014

Terra amissa, di Raffaele Ragone

Terra amissa
di Raffaele Ragone

Mi colgo a ripensarti preda nuda,
terra di montagna, polvere che suda,
terra scoperta a caso, che innesca
la catena del principio e della fine,
a vagheggiarti, dunque, terra di fragaria,
prodiga nei bocci, segreta nei recessi,
aspra come roccia, dischiusa all’aria.
Invece sei la terra impervia di confine,
astratta, senza l’oltre né l’altrove,
fuori portata, invitta nell’altezza,
dove il vuoto è l’aria che s’inspira.
E devo immaginarti immaginaria,
la terra amissa che mentono che sia,
terra che fosti qui e in ogni dove,
cui pure un dì appartenni, e ch’ebbi mia!

12 agosto 2014

Un altro tipo di Gesù, di Michele Nigro

Un altro tipo di Gesù – A new kind of Jesus
Cristo uomo, Cristo donna... L'immagine di una ipotetica figlia di Dio scandalizza gli affiliati ad una chiesa-setta in via d'estinzione. Si accetta la natura una e trina della divinità ma non quella uomo-donna. La religione cattolica vive di icone standardizzate e intoccabili che hanno il preciso compito di provocare una tristezza catartica e un profondo senso del sacrificio che è storicamente maschio. Trovo questa immagine di un Cristo donna (tratta dal film di Wakamatsu Koji “Violent Virgin”) bellissima e per niente irrispettosa di una falsa sensibilità che ha fatto il suo tempo: un'immagine utile a dimostrare che la distinzione tra un figlio di dio maschio o femmina è del tutto inutile ed esistente solo nella mente fallocratica e fallocentrica di chi desidera una chiesa congelata, bloccata nel tempo e nello spazio, vittima di una visione catechistica della spiritualità. Un'immagine che potrebbe anche rappresentare degnamente le tante donne vittime di femminicidio e che a loro modo sono dei “cristo in croce”. Ma alla donna non si addice il ruolo di protagonista del dolore che cambia il mondo: la donna deve avere il ruolo di madre o tutt’al più di pia donna posta ai margini del progetto, fondamentale coprotagonista, questo è sicuro, indispensabile mezzo di comunicazione con il dio che decide di diventare uomo, portatrice sana di dolore materno, ma mai protagonista fino in fondo. Essere cristiani non dovrebbe significare "smettere di pensare" o adagiarsi sui dogmi, bensì essere anche capaci di esplorare nuove forme di rappresentazione di un messaggio che ognuno può personalizzare senza scandalizzare o scandalizzarsi. Ma le risposte ricevute dopo questa lettura alternativa del messia sono state caratterizzate da posizioni “da manuale”, ineccepibili, dogmatiche, apparentemente logiche nell'ottica di un insegnamento che non può essere alterato... Si tratta di litanie ripetute all’infinito, di immagini ereditate di cui ci si innamora nevroticamente senza percepirne il vero significato trasversale, acquisite frequentando in tenera età le madrasa cattoliche. Immagini approvate dai signori della fede che allontanano, non avvicinano, chi ha una fede vacillante ma curiosa, inflazionando un messaggio bisognoso di un silenzio visivo o di altri scenari umani legati all’esistente e non solo al divino. La risposta da parte dei cosiddetti “uomini di fede” è rappresentata da un muro che non vuole comprendere, ma che impone una “non vista” del mondo. Dietro il rispetto insindacabile e violento per l’immagine del Cristo uomo si nasconde l’incapacità di una religione di occuparsi di spiritualità. Una spiritualità seppellita sotto tonnellate di affreschi famosi, basiliche, marmi pregiati e figure inamovibili e senza pietà. La sete di potere (di un potere semiotico che esclude la polisemia), e non certamente la provvidenza, ha tenuto in piedi nei secoli l’organizzazione umana chiamata chiesa. Te ne accorgi nel momento in cui il bigottismo attecchisce persino nei social network, proponendo nuove inquisizioni informatiche contro chi non è allineato con il dogma e bannando timorosamente immagini scomode ma piene di compassione e amore, come quelle (o forse di più) presenti nei luoghi di culto e approvate dai governanti vaticani. È bello stare al calduccio nel solco sicuro del dogma che è il pannello di controllo dell’autorità! Ed è per questo che paradossalmente, nonostante il forte potere accumulato nei secoli e diluito nel laicato dell’era moderna, la chiesa è in fin dei conti un'istituzione destinata all'estinzione dai cuori e dalle menti della gente che necessita di nuovi significati da dare a una fede lontana e dottrinale. Sì, è vero, vediamo folle che riempiono piazza S. Pietro come prima di un concerto rock: c'è "movimento", c’è gossip, ci sono le televisioni; poi con Papa Francesco veramente si respira (almeno all’apparenza) un’aria rinnovata o potenzialmente rinnovabile; ma il messaggio evangelico (o ciò che ne resta) che dovrebbe essere trasmesso è, nonostante il tanto glorificato Concilio Vaticano II, in avanzato stato di decomposizione da secoli. Se n’è accorto anche questo Papa intelligentissimo che è venuto in soccorso di quello precedente, troppo stanco e incapace di pubblicizzare l’azienda-chiesa, e che sta prendendo decisioni urgenti perché ha capito che il meccanismo non può più funzionare usando solo immagini standard, vecchie formule trite e ritrite approvate da una curia in stile Borgia, e che la gente desidera ascoltare un messaggio trasversale, reale, umano, esistenzialista e non frasi copincollate diligentemente dal catechismo e propinate all'interlocutore di turno tacciato di blasfemia. Dal punto di vista dell’indipendenza dalle figure sacre forse l’Islam appare più progredito rispetto alla religione cattolica: nonostante il pesante carico di un fondamentalismo inventato dagli uomini - non voluto da Dio e usato da governi scellerati - che non ha nulla a che vedere con la religiosità e che purtroppo sta uccidendo il messaggio genuino e pacifico di un Islam affascinante e interessante, i musulmani hanno forse qualche chance in più rispetto ai cattolici nella ricerca di Dio, senza per questo doverlo legare a immagini statiche che influenzano la libertà di spirito dell’osservatore. Ciò che doveva essere sentito, percepito interiormente, è divenuto immaginetta votiva. La chiesa come organizzazione sopravviverà per altri secoli, ne sono certo, ma sopravviverà soprattutto a se stessa rimanendo in stasi e continuando a ospitare e proteggere delle perfette nullità rese forti da un autoritarismo vacuo e prepotente, per non dire stupido. L'evoluzione è un'altra cosa, dolorosa ma necessaria e affascinante nella sua scomodità. Anche la strada verso la santificazione evolverà, stando in piedi, guardando le stelle e non in ginocchio, facendo finta di attendere un miracolo, davanti a un simbolo che è causa di divisioni e non di pace. La chiesa impiegherà i suoi secoli per arrivarci, come al solito. Ma ci arriverà: per sopravvivere tra gli uomini.

04 agosto 2014

Millantanni, di Antonella Doria



da MILLANTANNI, di Antonella Doria

    *

     foco o lingua 
     questo artificio ardente  
     questo fonico fendente
     ha gambe per passare mari
     ha ponti per salvare sogni    
     miraggi che fragili non sono     
     sono dense durevoli parole
     parole enigma maschera
     parole dono e carezza
     parole eros invisibile tonda
     parola indistruttibile  
     C’era una volta …
     e la volta ritorna presente
     ritorna a battere selvaggio
     il cuore  in pancia alla terra
     madre corpo  madre sguardo
     madre braccia culla e canto                                                     
     un movimento circolare
     rinasce il tempo a narrare creare
     mondi  alchimia di parola che    
     senza fine  cura e sana     
    

     *

     sana l’inganno
     del tramonto  il dubbio
     l’incubo di ombre insonni   
     nel tempo delle metropoli     
     nella bruma foresta di corpi    
     abitati  l’anima impietrita
     in occhi di Medusa 
     in un mare sudario
     sana l’affanno
     nel conto gravoso
     dei giorni del guadagno  
     e della perdita  in questa
     materia in corso una partita
     giocata tutta  in difesa
     sana la paura
     matrigna nell’urlo nero  
     della terra nel dolore che dà      
     vita alla vita  instancabile corsa     
     al senso che nel cerchio racchiude       
     il corpo a corpo con la madre 
     sorgente del suo ritorno
    
   


     *

     Vedrai …
     ritorna Mnemόsyne
     ancòra intatto in bocca
     un seme tiene …  viene
     nel passo che serba il colore 
     la forma del segno  segue   
     a occhi chiusi il rivo il verso
     il vento come la prima volta
     a dire il mondo …  come
     la prima aurora  lo stupore
     della parola   ritorna
     camminando verso
     un margine di senso
     con balsami e unguenti
     a ricucire viene lo strappo 
     le macerie in corpo porta
     un cuore selvaggio
     e labbra  e braccia  memoria
     di vita tiene nel ventre nel sole
     nella trama del gioco …  sarà   
     dolce fecondo  l’incontro
    
     Vedrai … …




     AD.
***